Pause attive per pensare con il corpo
Matematicain movimento
«Non ci muoviamo per uscire dalla matematica. Ci muoviamo per entrarci in un altro modo.»
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Matematica in movimento
Un altro modo per entrarci
Per una parte di studenti la matematica è un contenuto difficile. È uno spazio dove esporsi, sbagliare e provare può fare paura.
Alla base del sito c'è una domanda: cosa succede se il corpo diventa una via per entrare nella matematica?
Le pause attive curriculari non fermano la lezione. La attraversano. Rendono visibili i concetti, sostengono l'attenzione e creano possibilità di partecipazione, riducendo la paura dell'errore.
01 — La mappa
La mappa
Prima di muoversi, scegli lo sguardo

Ogni percorso prende avvio da una scelta.
Qui non si parte subito dalle attività, ma prima ci si ferma ad osservare.
Da un lato si individua la matematica che blocca: la paura di sbagliare, il silenzio, l'evitamento.
Dall'altro lato c'è una possibilità: usare il corpo non per rendere più semplice la matematica, ma per renderla visibile e condivisa.
È una mappa con due direzioni: puoi partire da ciò che ostacola o da ciò che rimette in moto.
Due domande per iniziare
- Cosa impedisce ad uno studente di provarci?
- Cosa può aiutarlo a rientrare nel compito?
Tra questi interrogativi nasce il nostro percorso.
02 — Quando la matematica blocca
Quando la matematica blocca

A volte il problema non è il calcolo. È il coraggio di iniziare.
La mano non si alza. La verifica viene lasciata in bianco. "Non sono capace": è questa la frase che corre nelle aule.
La difficoltà in matematica si configura come esperienza emotiva: ansia, paura e senso di inadeguatezza possono trasformarla in un mostro da cui proteggersi. Per alcuni studenti il problema non è solo "capire" un procedimento, ma entrare nel compito senza sentirsi esposti al giudizio.
Guardare oltre l'errore
Rosetta Zan aiuta a orientare lo sguardo verso altre direzioni. Le difficoltà in matematica non sono solo errori da correggere, bensì comportamenti da osservare, interpretare e comprendere.
L'esperta invita a non fermarsi alle etichette superficiali — "non ragiona", "non si impegna", "ha un atteggiamento negativo" — perché aumentano il rischio di chiusura invece di aprire possibilità di intervento.
È necessario "ripensare il processo d'interpretazione", cercando di comprendere i motivi dei comportamenti degli allievi per progettare azioni didattiche mirate.
Dietro a un esercizio non svolto può esserci una lacuna, ma anche una convinzione fragile: "Se provo, sbaglio e, dunque, non sono capace".
Questa lente permette di leggere il rapporto degli studenti con la matematica come un groviglio di conoscenze, emozioni, esperienze, aspettative e senso di competenza.
L'errore non è solo una risposta sbagliata. Il blocco, spesso, non corrisponde alla mancanza di impegno. Il silenzio non coincide sempre con il disinteresse.
Si tratta di segnali che possono raccontare un timore dell'alunno, ciò che pensa di sé e ciò che si aspetta quando incontra un problema.
Tre parole da non confondere
Errore
Una risposta, una procedura o una rappresentazione non corretta.
Difficoltà
Un ostacolo concettuale, procedurale o strategico che richiede mediazione didattica.
Blocco
Una condizione in cui lo studente fatica a entrare nel compito, evita di esporsi o rinuncia prima di provare.
È una distinzione importante: se leggiamo tutto come errore, corriamo il rischio di correggere senza comprendere. Se leggiamo tutto come ansia, rischiamo di semplificare troppo.
Serve uno sguardo multidimensionale: conoscenze, emozioni, clima della classe, relazione educativa e rapporto con l'errore sono elementi necessari per costruire una fotografia completa.
Il blocco come difesa
Quando uno studente dice "non sono portato", spesso sta anticipando un fallimento. Meglio non provare che sbagliare davanti agli altri.
In questo senso, il blocco può diventare una forma di protezione. Quello che si crea è un circolo vizioso: meno provo, meno occasioni ho di capire; meno capisco, più confermo l'idea di non essere capace.
Il blocco, dunque, non resta fermo. Si alimenta nel tempo.
Dalla lettura del blocco alla progettazione
Osservare il blocco non abbassa le aspettative, ma aiuta a progettare condizioni più accessibili.
Vuol dire proporre attività in cui sia possibile provare senza esporsi subito, favorire il confronto prima della risposta pubblica, valorizzare le strategie e usare l'errore come materiale di discussione.
Significa prestare attenzione alle frasi degli studenti: "Non ci riesco." "Sbaglio sempre."
Possono essere indizi per comprendere come lo studente vive il rapporto con la disciplina. Non tutte le barriere sono nello spazio fisico: alcune si trovano nel modo in cui lo studente vive il compito.
Riconoscerle è un atto progettuale.
La domanda non è solo: che cosa non sa fare lo studente? Ma anche:
- che cosa prova davanti al compito?
- quale idea ha costruito di sé in matematica?
- che significato attribuisce all'errore?
- che cosa lo aiuta a restare dentro l'attività?
Se il blocco coinvolge anche il corpo — il silenzio, lo sguardo basso, l'immobilità — allora il corpo può diventare parte della risposta.
Forse, prima di chiedere allo studente di ragionare diversamente, possiamo offrirgli l'occasione di muoversi diversamente.
Da questa intuizione nasce l'idea di una pausa dentro la matematica.Non una fuga dal compito. Un altro modo per entrarci.
03 — Una pausa dentro la matematica
Una pausa dentro la matematica
Quando il movimento non interrompe la lezione, ma diventa parte dell'apprendimento
In questa pagina la domanda cambia: come possiamo mettere in movimento una classe senza uscire dalla disciplina?
La risposta non è semplicemente "fare una pausa". Quando il movimento incontra la matematica, la pausa cambia natura.
Non è interruzione, ma possibilità didattica.
Due pause, due intenzioni
Non tutte le pause attive hanno il medesimo scopo.

Pausa attiva generica
Le pause attive generiche hanno come obiettivo principale la riattivazione fisica e attentiva. Si tratta di esercizi di stretching, giochi motori o movimenti liberi. Non sono direttamente collegate ai contenuti della lezione, ma possono migliorare il livello di attivazione, il benessere e la disponibilità ad apprendere.
Pausa attiva curricolare
Le pause attive curricolari, invece, integrano intenzionalmente il movimento con gli obiettivi di apprendimento di una disciplina. In questo caso, l'attività motoria diventa parte della lezione stessa.
Nel primo caso ci si muove per riattivarsi. Nel secondo ci si muove per rappresentare, esplorare, consolidare, comprendere.
Il corpo come mediatore
La domanda base nelle pause attive in matematica è: quale concetto posso far vedere, provare o costruire con il corpo?
Una coordinata può diventare una posizione nello spazio. Una frazione può diventare una parte di un gruppo. Una simmetria può diventare un gesto riflesso.
Il corpo non sostituisce il pensiero matematico, ma lo rende più visibile, concreto e condivisibile.
È un punto di vista che dialoga con l'Embodied Cognition, secondo cui il corpo non è un elemento esterno all'apprendimento, ma parte dei processi attraverso cui costruiamo significati.
Applicata alla matematica, questa prospettiva è particolarmente interessante: concetti che spesso appaiono astratti possono diventare spaziali, osservabili, discussi insieme.
Il movimento supera la sola dimensione ludica e diventa un ponte tra esperienza e concetto.
La lente ABMOVE!
Nel programma ABMOVE, le pause attive sono inserite durante le lezioni di matematica e durano generalmente pochi minuti. Gli esercizi motori sono progettati per lavorare contemporaneamente sul movimento e sui concetti matematici.
La revisione sistematica di Bellacicco, Capone, Sorrentino e Di Martino mette in evidenza il ruolo delle active breaks e delle curriculum-based active breaks in relazione a funzioni esecutive, attenzione, comportamento durante il compito, apprendimento matematico e ansia matematica.
In questa prospettiva, le pause attive non sono semplicemente momenti di interruzione della sedentarietà, ma possono diventare occasioni per sostenere processi cognitivi, affettivi e partecipativi.
Come sottolineano Bellacicco e colleghe, il valore delle pause attive curricolari sta proprio nell'intreccio tra movimento e apprendimento: il corpo non viene utilizzato solo per "scaricare energia", ma per avvicinare gli studenti ai contenuti e favorire una partecipazione più significativa.
Questo è un passaggio centrale: il movimento non viene considerato solo come "sfogo" o momento ricreativo, ma come una possibile risorsa didattica.
Dal movimento al significato
Perché una pausa attiva sia davvero curricolare sono necessari i seguenti passaggi:
Prima gli studenti fanno esperienza; osservano ciò che è accaduto, lo raccontano e poi lo collegano al linguaggio matematico.
Solo così il movimento diventa apprendimento. Per esempio, se gli studenti rappresentano una frazione dividendosi nello spazio, l'attività non si conclude quando il gruppo si è formato. Si conclude quando la classe riesce a dire che cosa rappresentava l'intero, quali parti sono state costruite, come si può scrivere quella relazione e quali altre rappresentazioni sono possibili.
È la verbalizzazione che trasforma il movimento in consapevolezza matematica.
Opportunità, non garanzia

Uno sguardo critico è necessario.
Il movimento non è automaticamente inclusivo, matematico ed efficace. Può produrre esclusione se espone troppo, se privilegia chi è sicuro nel movimento o se manca la verbalizzazione. Tutto questo porta alla consapevolezza della necessità di una pausa attiva curricolare progettata con cura.
Ecco cosa occorre: un obiettivo matematico chiaro, una consegna breve e comprensibile, ruoli diversi, attenzione a chi potrebbe sentirsi esposto, uno spazio per osservare prima di agire e un ritorno finale alla parola, al disegno o al simbolo.
L'inclusione risiede non nel fare tutti la stessa cosa, ma nel consentire a ciascuno di trovare un modo significativo di partecipare.
Che cosa può sostenere
- Attenzione – interrompe una lunga sedentarietà e riattiva il corpo.
- Partecipazione – offre più modi per entrare nel compito: muoversi, osservare, guidare, descrivere, verbalizzare.
- Comprensione – rende visibili concetti che sul foglio restano astratti.
- Riduzione della paura dell'errore – il compito diventa più esplorativo, condiviso e meno centrato sulla risposta immediata.
Domande per progettare

Prima di proporre una pausa attiva curricolare, il docente può chiedersi:
- Quale contenuto matematico voglio rendere più accessibile?
- Perché il movimento può aiutare proprio questo concetto?
- Che cosa faranno gli studenti con il corpo?
- Che cosa dovranno osservare?
- Quali parole matematiche useremo alla fine?
- Chi potrebbe sentirsi in difficoltà o troppo esposto?
- Quali ruoli alternativi posso prevedere?
Se il movimento può diventare una via per accedere alla matematica, allora serve interrogarsi sugli sguardi che orientano questa proposta: la ricerca, le esperienze delle scuole, la voce dei docenti.
Non una fuga dalla matematica. Un altro modo per entrarci.
04 — Voci che orientano il percorso
Voci che orientano il percorso

Altre prendono forma attraverso il confronto con chi studia, osserva e sperimenta.
Questa pagina raccoglie due voci che hanno accompagnato il nostro percorso.
Due prospettive differenti ma complementari: una invita a guardare la matematica attraverso le emozioni, le convinzioni e il rapporto con l'errore; l'altra esplora il potenziale del movimento come risorsa per sostenere attenzione, partecipazione e apprendimento.
05 — In movimento
In movimento
Tre pause attive per fare matematica con il corpo

Qui la teoria si mette in movimento.
Le attività che seguono non vogliono dimostrare che le pause attive funzionano. Vogliono mostrare come un concetto matematico possa passare anche attraverso il corpo.
Non per semplificare la matematica. Per renderla visibile.
Esplora le attività!
Salti Paralleli


Quando il parallelismo si riconosce con un salto
Una figura compare alla lavagna. Bastano pochi secondi per decidere: saltare o restare fermi.
In questa pausa attiva il concetto di parallelismo viene trasformato in una scelta immediata che coinvolge attenzione, osservazione e rapidità di analisi.
Come si svolge
- Gli studenti si alzano accanto al proprio banco.
- L'insegnante mostra una figura geometrica.
- Se la figura presenta almeno una coppia di lati paralleli, gli studenti eseguono un salto sul posto.
- Se non presenta lati paralleli, rimangono immobili.
- L'attività prosegue con una sequenza rapida di figure diverse.
Che cosa può far emergere
- il riconoscimento delle proprietà geometriche;
- la distinzione tra figure simili ma non equivalenti;
- la rapidità con cui gli studenti individuano gli elementi significativi;
- eventuali misconcezioni sul concetto di parallelismo.
La Battaglia dei Multipli


Quando i numeri dividono la classe
Una pallina di carta passa da una mano all'altra. La musica si ferma. In pochi secondi occorre decidere da che parte stare.
Questa attività trasforma il concetto di multiplo in una scelta corporea, rendendo visibili strategie di calcolo mentale spesso nascoste.
Come si svolge
- Ogni studente riceve un numero scritto su un foglietto.
- Durante la musica le palline vengono lanciate e raccolte continuamente.
- Quando la musica si interrompe, ciascuno apre la pallina che ha in mano.
- L'insegnante propone un numero obiettivo.
- Gli studenti devono decidere rapidamente se il numero posseduto è multiplo di quello indicato e collocarsi nello spazio corrispondente.
Che cosa può far emergere
- strategie di calcolo mentale;
- sicurezza nel riconoscimento dei multipli;
- confronto spontaneo tra pari;
- errori ricorrenti e possibili dubbi concettuali.
Numeri in Movimento


Quando una somma diventa una collaborazione
Per arrivare al risultato non basta muoversi. Occorre osservare, interpretare e completare il ragionamento dell'altro.
In questa attività il numero prende forma attraverso il corpo e la collaborazione tra compagni.
Come si svolge
- Gli studenti lavorano a coppie.
- A ogni numero è associato un movimento.
- L'insegnante comunica un numero obiettivo.
- Il primo studente sceglie un numero e realizza il movimento corrispondente.
- Il compagno deve riconoscere il numero rappresentato, calcolare quale valore manca per raggiungere l'obiettivo e realizzare il movimento corretto.
Che cosa può far emergere
- rapidità nel calcolo mentale;
- comprensione delle relazioni numeriche;
- capacità di osservazione;
- collaborazione e comunicazione tra pari.
06 — Sguardi dalla classe
Sguardi dalla classe
Cosa succede mentre la classe si muove?

Quando la classe si muove, il docente può vedere dettagli che nella lezione frontale spesso restano sullo sfondo.
La pausa attiva diventa una lente di osservazione: rende visibili gesti, esitazioni, tempi di risposta, strategie spontanee, modi diversi di entrare nel compito.
Non serve solo a interrompere la sedentarietà. Serve anche a conoscere meglio la classe.
La voce del docente
Le pause attive non modificano soltanto il modo di apprendere degli studenti. Modificano anche lo sguardo dell'insegnante.
Massimo Borsero, docente di Matematica e Scienze, riflette sul ruolo del docente durante le attività in movimento, sull'importanza della progettazione e sui segnali che permettono di comprendere se la classe sta realmente costruendo significati matematici.
Una ricerca che aiuta a osservare
Accanto alla voce del docente, la tesi di Giulia Morsenti offre un contributo interessante perché trasforma l'osservazione in metodo.
Il suo lavoro utilizza fasi di confronto, griglie osservative, indicatori di disattenzione e questionari rivolti agli alunni. In questo modo il movimento non viene letto solo attraverso impressioni immediate, ma attraverso tracce raccolte nel tempo.
La domanda non è soltanto "la pausa attiva funziona?" ma diventa piuttosto: che cosa posso osservare prima, durante e dopo il movimento?
Dai segnali ai dati
Nella tesi, il movimento viene letto anche come bisogno che gli studenti manifestano in modi diversi: cambiare postura, manipolare oggetti, cercare piccoli spostamenti, chiedere pause o variazioni nel lavoro.
Questi segnali non vengono presi come semplici elementi di disturbo, ma come dati da osservare.
Qui sta il passaggio più interessante: il docente non si limita a "vedere" il comportamento, ma prova a trasformarlo in informazione utile per progettare.
Classi eterogenee, osservazioni più fini
In una classe eterogenea, gli stessi comportamenti possono avere significati diversi.
Un tempo di risposta più lungo, un rientro lento al compito, una difficoltà a seguire una consegna orale, il bisogno di muoversi o di osservare prima di agire possono indicare bisogni differenti.
Per questo l'osservazione non può fermarsi alla superficie del comportamento. Deve diventare più precisa, più paziente, più documentata.
La voce degli studenti
Un elemento prezioso della tesi è la scelta di ascoltare anche gli studenti.
I questionari permettono di raccogliere la loro percezione: quando sentono il bisogno di muoversi, quali attività li aiutano, che cosa cambia dopo la pausa, quali difficoltà incontrano nel rientrare al lavoro.
In questo modo la classe non è solo osservata. Diventa parte della lettura.
Il grafico come punto di partenza
Nella tesi vengono riportati i comportamenti disattentivi medi osservati nelle diverse fasi della sperimentazione.
Il grafico non va letto come una risposta definitiva, ma come un punto di partenza per interrogare la pratica.
Aiuta a passare da una sensazione — "mi sembra che la classe sia più attenta" — a una domanda professionale: quali segnali lo mostrano?
Cosa impara il docente
Durante una pausa attiva il docente può raccogliere indizi preziosi.
Può osservare chi riprende il lavoro con maggiore continuità. Chi ha bisogno di una consegna più visibile. Chi comprende meglio dopo aver agito. Chi si orienta osservando i compagni. Chi fatica nel passaggio tra movimento e rientro al compito.
In questo senso, osservare non significa controllare. Significa capire meglio che cosa progettare dopo.
Ed è da queste informazioni che può nascere una didattica più attenta, più leggibile, più vicina ai modi reali con cui gli studenti entrano nell'apprendimento.
Leggi la conversazione

Massimo Borsero — Docente di Matematica e Scienze
«La matematica può essere appresa anche con il corpo.»
Partecipare con tutto il corpo
Le pause attive trasformano gli studenti da spettatori a protagonisti dell'apprendimento.
Secondo Massimo Borsero, durante queste attività la partecipazione diventa più diffusa e la classe assume caratteristiche simili a quelle di un laboratorio di matematica: gli studenti osservano, agiscono, discutono e costruiscono significati attraverso l'esperienza.
Il docente prima osserva, poi progetta
Nelle pause attive il ruolo dell'insegnante non si esaurisce nella conduzione dell'attività. La parte più importante avviene prima: progettare una proposta chiara, coerente e ripetibile nel tempo.
«È importante essere molto costanti e continuativi nell'effettuare pause.»
La continuità permette agli studenti di riconoscere la pausa come parte integrante della lezione e non come un momento separato dalla matematica.
Quando il movimento diventa apprendimento
Come capire se gli studenti stanno davvero lavorando su un concetto matematico e non stanno semplicemente giocando?
Per Borsero il segnale più significativo emerge nei momenti successivi alla pausa. Quando gli studenti, durante una discussione matematica, richiamano spontaneamente ciò che hanno sperimentato attraverso il corpo, significa che il movimento è diventato uno strumento per pensare e comprendere.
L'esperienza non rimane isolata, ma entra a far parte del linguaggio della classe.
Concetti che prendono forma nello spazio
Non esistono contenuti che funzionano sempre meglio attraverso il movimento per tutti gli studenti. Alcuni argomenti, però, si prestano particolarmente a una rappresentazione corporea.
Tra questi, Borsero cita le isometrie, che possono essere esplorate attraverso spostamenti, rotazioni e simmetrie vissute direttamente nello spazio.
Il corpo non sostituisce il ragionamento matematico: lo rende osservabile, condivisibile e discutibile.
Un errore che non giudica
Nelle pause attive l'errore tende a perdere la sua dimensione giudicante.
L'attenzione si concentra maggiormente sul processo e sull'esplorazione, permettendo agli studenti di sperimentare strategie diverse senza la pressione immediata della risposta corretta.
L'errore diventa così una possibilità di apprendimento e non una conferma di incapacità.
Dall'azione alla parola
Il movimento da solo non basta. Per trasformarsi in apprendimento ha bisogno di essere osservato, raccontato e collegato ai concetti matematici.
Per questo la verbalizzazione finale rappresenta una fase essenziale della pausa attiva. Domande come:
- Che cosa vi sembra di aver imparato?
- Quale idea matematica avete utilizzato?
- Come si collega questa attività a ciò che stiamo studiando?
aiutano gli studenti a dare significato all'esperienza vissuta.
Inclusione significa progettazione
Una pausa attiva non è inclusiva per definizione. Lo diventa quando nasce dall'osservazione della classe reale e dei suoi bisogni.
«Bisogna scegliere e progettare pause sulla classe che si ha, non il contrario.»
L'inclusione non consiste nel far fare a tutti la stessa cosa, ma nel creare condizioni che consentano a ciascuno di partecipare in modo significativo.
La sfida più difficile
La difficoltà maggiore non è iniziare una pausa attiva. È concluderla.
Spesso gli studenti desiderano continuare l'attività e il ritorno al compito richiede una progettazione altrettanto accurata quanto quella della fase iniziale.
Anche la chiusura fa parte dell'apprendimento.
Un pensiero da portare con sé
«La matematica può essere appresa anche con il corpo.»
Questa affermazione non suggerisce di sostituire il pensiero con il movimento. Invita piuttosto a riconoscere che il corpo può diventare una risorsa per rappresentare, esplorare e comprendere idee matematiche che, per alcuni studenti, sul foglio rimangono invisibili.
07 — Cartoline
Cartoline

Questa pagina raccoglie brevi testimonianze dalle scuole che hanno sperimentato le pause attive.
Ogni cartolina raccoglie una traccia lasciata da una classe:
Cartolina 1
Cartolina 2
Cartolina 3
08 — Da provare in classe
Da provare in classe

Piccoli strumenti per non lasciare il movimento al caso
Una pausa attiva non comincia quando gli studenti si alzano. Comincia prima.
Questa pagina raccoglie strumenti brevi, leggeri, modificabili. Non ricette. Non modelli perfetti. Tracce per progettare, osservare e ripensare il movimento dentro la matematica.
09 — E adesso?
E adesso?

Non sappiamo se il movimento possa risolvere tutte le difficoltà della matematica. Sappiamo però che può cambiare il modo in cui gli studenti incontrano il compito.
Può aprire uno spazio. Rendere visibile un concetto. Alleggerire la paura dell'errore. Creare una possibilità di partecipazione.
Forse non si tratta di scegliere tra corpo e pensiero. Forse si tratta di riconoscere che impariamo sempre con entrambi.
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